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Lettera dal fronte

Decido di scrivere oggi questa storia perché domani devo fare le beta al 10 pt e la mia vita potrebbe cambiare… Oppure no, come tutte le altre volte ma vorrei fissare nero su bianco dei sentimenti che potrei dimenticare. È incredibile come si possano creare così tante aspettative su di un numero ed è altrettanto incredibile come l’essere umano riesca così facilmente a dimenticare. Nell’arco della mia esperienza di donna mi sono sempre trovata in bilico tra il volere almeno 3 figli e dunque, una famiglia numerosa e la paura (a questo punto penso fosse consapevolezza) di non poterne avere. All’epoca era una paura a lungo termine. Nel periodo dell’adolescenza e di giovane e donna invece, la paura a breve termine era proprio quella di avere dei figli, di rimanere incinta durante il percorso universitario e di interrompere la rincorsa alla laurea. Se solo avessi saputo, mi sarei evitata tante ansie inutili. L’ingenuità di non sapere che non si può controllare la vita ma che le cose accadono o non accadono senza il nostro volere l’ha fatta da padrona finché non è arrivato il silenzio in tutte le sue forme e poi la consapevolezza vera e propria. Quel silenzio si è insediato nella nostra vita nel 2016 e all’inizio non si faceva riconoscere perché si era mascherato da rabbia, poi è diventato assordante e intenso e noi siamo diventati piccoli piccoli. Ora, nel 2022 dopo un faticoso lavoro si coppia, lo stesso silenzio è diventato piacevole e desiderato. Ciò implica l’accettazione ma non la rinuncia, la resilienza ma non l’abbandono. Essere fertili significa essere produttivi, essere dotati di capacità inventiva, essere fecondi di idee e di opere. Dalla mia infertilità è nato il libro “lettere dal fronte” e spero che queste mie parole possano aiutare chi legge a non fossilizzare il significato di fertilità solo da un punto di vista ma concentrarsi anche sugli altri significati che questa parola polisemica propone.

Un abbraccio
R.

#UnastoriaUnlibro

La nostra favola… forse!

C’era una volta…

… ci conosciamo da sempre, stiamo insieme da quando avevo 15 anni (e lui 17) e, dopo aver preparato una casa accogliente, comoda e adatta ad una famiglia che desidera allargarsi, nel 2013 decidiamo di sposarci e di provare a diventare genitori!

Un mese, due, tre… e subito ci rendiamo conto che potesse esserci qualche problema. Prenoto una visita dal ginecologo che mi ha in cura da quando avevo 15 anni e mi dice di “non avere fretta”, di “non pensarci” e che dal punto di vista ginecologico è tutto a posto.

E gli amici fanno figli… e le famiglie fanno battutine e frecciatine… a tema!

Passano i mesi… che iniziano a diventare anni e il ginecologo insiste sull’aspettare, ma intanto ci consiglia di iniziare a sentire qualche centro per la procreazione assistita, magari privato in quanto le strutture pubbliche hanno tempi e liste di attesa molto lunghe.

Inizia così il nostro pellegrinaggio, in centri privati e pubblici, con liste infinite di esami e visite dai quali non è emerso nulla che potesse giustificare la nostra infertilità.

Abbiamo incontrato medici di ogni tipo (e qui occorrerebbe aprire un capitolo apposito), uniti tutti da una stessa convinzione: i protocolli standard vanno applicati a tutti, come se ogni coppia fosse uguale all’altra… ma le statistiche gli danno ragione!

E gli amici fanno figli… e le famiglie fanno battutine e frecciatine… a tema, che pesano sempre di più!

Ho anche effettuato un anno e mezzo di psicoterapia, pensando che la mia mente potesse essere l’ostacolo alla realizzazione del nostro sogno, per liberarmi dal senso di colpa che non mi abbandonava mai: ogni mestruazione era per me come essere bocciata ad un esame, cosa mai avvenuta prima nella mia, nella nostra vita, nonostante le difficoltà che ci hanno sempre accompagnato!

E gli amici fanno figli… 1, 2 addirittura 3, le famiglie, credo, si siano rassegnate!

Iniziamo le tecniche di inseminazione di primo livello presso una struttura pubblica, dove ad ogni monitoraggio ecografico a seguito dei bombardamenti ormonali avevo almeno 2/3 studenti pronti ad imparare qualcosa di nuovo su di me, ma che non mi ascoltavano, convinti, che i protocolli standard potessero funzionare anche su di me… e ogni mese, una nuova delusione!

Nessuno, fino a quel momento, aveva pensato a noi come persone, ma solo come numeri e dati statistici, nessuno aveva analizzato il nostro caso e ascoltato le nostre parole!

Sentiamo parlare di un Professore, unico in Italia ad utilizzare dei protocolli americani per indagare le cause dell’infertilità femminile e per due anni ci mettiamo nelle sue mani. Inizialmente sembrò davvero che, a differenza degli altri, lui volesse davvero occuparsi di noi, analizzando i dati emersi dagli esami che ci ha prescritto. Non so dirvi se abbiamo speso di più in esami e visite o in carburante e autostrada per raggiungerlo ogni 3 mesi! Nonostante la sua sicurezza sull’infallibilità della sua cura e del suo metodo, le sue vane rassicurazioni che ci davano sempre più speranza ad ogni controllo e le estenuanti cure fatte di iniezioni intramuscolo e prelievi infiniti, dopo due anni ci ha detto al telefono che l’unica strada per noi era la fecondazione assistita…  E si, al telefono, perché nel frattempo a complicare tutto, era arrivata anche la pandemia mondiale!!!!

Ma non si molla…

Prendendo confidenza, anzi, facendo proprio amicizia con l’infermiera che ogni mese, da due anni mi effettuava le iniezioni intramuscolo, mi mette a conoscenza di un centro pubblico di avanguardia, appena fuori Regione… chiamo subito!

Mentre attendiamo di essere ricevuti, su un tavolino nella sala d’attesa vedo questo libro, “Parole fertili” messo a disposizione delle coppie dai medici del Centro PMA e in cuor mio penso di essere arrivata nel posto giusto finalmente, qualsiasi sia il risultato finale di questa nostra storia!

Ci riceve, nel giro di pochi giorni, una dottoressa giovane, dolce e molto preparata che ascolta la nostra storia, analizza i due libroni di esami che abbiamo fatto in questo lungo cammino e ci da alcuni esami da ripetere, per dare avvio alla fecondazione assistita di secondo livello.

E gli amici fanno figli… 1, 2 addirittura 3, le famiglie tacciono, nuovo Lockdown e il centro PMA chiude fino a data da destinarsi: credo che ogni racconto sulla nostra delusione sia superfluo, a questo punto della storia.

Riaprono il centro 3 mesi dopo, mi chiamano per riprendere la cura, e durante un ecografia interna mi diagnosticano un piccolo mioma uterino, da rimuovere con un’operazione in laparoscopia, con anestesia spinale, in day hospital…

e vissero per sempre felici e contenti… di questo spero di potervene parlarvene nella prossima puntata!